Quando si pronuncia il nome Artemis, la mente corre immediatamente al grande progetto internazionale che dovrebbe riportare l’umanità nei pressi del nostro satellite naturale. Dopo il successo della missione Artemis I, conclusa con un volo non equipaggiato intorno alla Luna e il sicuro rientro della capsula Orion, è il momento di concentrarsi sulla prossima grande sfida: Artemis II, la prima missione con esseri umani a bordo del programma. Mentre gli ingegneri lucido dopo lucido perfezionano i dettagli e gli astronauti affrontano addestramenti intensivi, cresce la fibra narrativa di un’avventura che risveglia curiosità e rispetto per lo sforzo collettivo.
La missione avrà l’obiettivo di effettuare un sorvolo orbitale attorno alla Luna, testando in condizioni reali i sistemi di supporto vitale, le procedure di comunicazione e la sicurezza generale dell’intero complesso Orion-SLS. Non si tratterà ancora dello storico allunaggio; quello è previsto per Artemis III. Tuttavia, questo volo segna un passo fondamentale: è il banco di prova per verificare che sia possibile inviare persone oltre l’orbita terrestre e riportarle a casa in modo affidabile. Ogni modulo, vite, cablaggio è stato studiato con attenzione, e ogni passaggio operativo viene provato più e più volte.
Il cuore della missione è il lancio effettuato tramite lo Space Launch System (SLS), il potente razzo sviluppato negli ultimi anni. I suoi booster laterali e il motore principale derivano da tecnologie collaudate, ma adattate a un contesto completamente nuovo. Prima del volo, SLS verrà sottoposto a una serie di verifiche a terra per accertare che non vi siano problemi strutturali o di pressurizzazione. Le squadre addette al sistema di propellente dovranno assicurarsi che i serbatoi criogenici mantengano temperature e pressioni nei limiti previsti. Qualsiasi micro-variazione potrebbe tradursi in rischi durante la fase di ascesa.
Parallelamente, la capsula Orion subisce test altrettanto intensi. I sistemi elettronici devono sostenere l’intera durata del viaggio, i pannelli solari vengono collaudati per garantire un flusso energetico costante e le schermature termiche sono analizzate per comprendere la loro resistenza all’attrito atmosferico in fase di rientro. Inoltre, il team tecnico dedica tempo considerevole ai sistemi di controllo ambientale: la regolazione della temperatura, la qualità dell’aria, la gestione dell’umidità e la filtrazione di eventuali impurità restano aspetti cruciali quando si tratta della salute dell’equipaggio. L’astronave offrirà spazi relativamente ristretti, quindi ogni dettaglio legato al comfort operativo viene monitorato con cura.
Uno degli aspetti più coinvolgenti riguarda l’addestramento degli astronauti. Gli equipaggi selezionati hanno alle spalle anni di preparazione, ma la fase finale è particolarmente articolata. Devono familiarizzare con ogni sistema dell’Orion, imparare procedure di emergenza, memorizzare checklist e saper reagire in condizioni di stress. Il simulatore riproduce eventuali guasti imprevisti, ritardi nelle comunicazioni, vibrazioni, rotazioni non intenzionali del veicolo. Le squadre di supporto – medici, ingegneri, psicologi – lavorano in sinergia per valutare le reazioni del gruppo e individuare eventuali punti deboli da correggere prima del lancio.
