Starship: nuovo test di volo con obiettivi aggiornati

di Paolo Clerico

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Il programma Starship continua la sua corsa verso i prossimi test, attirando grande attenzione da parte della comunità aerospaziale e del pubblico appassionato. Negli ultimi anni, questo veicolo si è affermato come uno dei progetti più ambiziosi del settore, grazie alle sue caratteristiche tecniche, alla sua dimensione e alle sue potenzialità. Il nuovo test di volo, che è attualmente in preparazione, arriva con una serie di obiettivi aggiornati, nati dall’esperienza maturata nelle prove precedenti. Ogni fase rappresenta un’opportunità per raccogliere dati, correggere errori e migliorare procedure operative.

Se le prime missioni avevano l’intento di verificare l’affidabilità del sistema di lancio e la capacità di raggiungere lo spazio, ora lo sguardo è rivolto a uno spettro più ampio di elementi: il comportamento della struttura durante il rientro, la resistenza dei materiali, il funzionamento del sistema di propulsione in fasi critiche e la gestione del calore generato dalla frizione atmosferica. Con ogni test vengono introdotti aggiornamenti nei software di controllo, nelle manovre aerodinamiche e nella configurazione delle piastrelle termiche, essenziali per proteggere la superficie esterna durante il rientro.

Un veicolo di nuova generazione

La peculiarità principale di Starship risiede nella modularità. Il sistema è composto da due elementi fondamentali: il primo stadio Super Heavy, responsabile della spinta iniziale necessaria per uscire dalla gravità terrestre, e la navicella Starship vera e propria, progettata per operare in orbita e raggiungere destinazioni future. L’altezza complessiva del veicolo, combinata alla potenza dei motori Raptor, crea una struttura impressionante, la cui complessità richiede test frequenti. Ogni volo sperimentale è un tassello importante che permette di affinare i parametri e creare maggiore consapevolezza nei team di ingegneri.

Le lezioni dei voli precedenti

Negli ultimi test, l’attenzione si è concentrata principalmente sul controllo in fase di discesa. In passato si sono verificati problemi di comunicazione tra i sistemi elettronici e i sensori aerodinamici, con conseguenti instabilità durante la manovra finale. Per questo, il nuovo test integra aggiornamenti software mirati, miglioramenti nella latenza dei segnali e una maggiore ridondanza nei circuiti di bordo. Inoltre, sono state ridefinite alcune procedure automatiche, così da ridurre la possibilità di interventi tardivi.

Uno dei punti più discussi tra gli esperti è la configurazione delle superfici di controllo. Le alette mobili, che permettono di modificare la traiettoria durante il rientro, sono ora alimentate da attuatori più resistenti, progettati per funzionare anche in condizioni di vibrazione elevata. La collaborazione tra team di dinamica dei fluidi e ingegneria strutturale ha permesso di individuare zone critiche, dove la pressione aerodinamica tende a generare micro-tensioni.

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