Era una mattina luminosa sulla costa italiana dell’Adriatico, di quelle in cui il cielo sembra appena lavato e il mare brilla come se qualcuno avesse deciso di esagerare con la bellezza. Giulia e i suoi amici erano arrivati al porto pieni di energia: avevano prenotato un giro in battello sul Mare Adriatico con guida turistica, musica leggera e soste.
«Ok, oggi facciamo i turisti veri», disse Luca, sistemandosi gli occhiali da sole.
«Io voglio almeno tre foto perfette e un gelato», dichiarò Marta.
«E io voglio solo godermi il vento», sorrise Giulia, già felice ancora prima di salire.
Appena il battello partì, l’atmosfera diventò subito quella giusta: risate, scatti di gruppo, la guida che raccontava curiosità sui borghi e sulle scogliere, e un profumo salmastro che faceva venire voglia di restare lì per ore.
A un certo punto Giulia disse: «Vado un attimo a lavarmi le mani». Niente di strano, niente di urgente: semplicemente un gesto tranquillo, da giornata tranquilla.
Scese al ponte inferiore, seguendo i cartelli. Il bagno era vicino alla stiva, e quando aprì il rubinetto sentì un suono ritmico, come uno straccio che scivola sul pavimento.
Sciac… sciac…
La porta della stiva era socchiusa. Giulia la guardò per un secondo, incuriosita, e fece un passo vicino solo per capire da dove venisse quel rumore.
Dentro, un uomo stava lavando il pavimento con calma, con un secchio accanto e un sorriso sereno, come se fosse la cosa più normale del mondo.
Lui alzò lo sguardo.
Lei lo guardò.
E in quell’istante ci fu quella sensazione stranissima: come quando riconosci una canzone in due note.
«Giulia?» disse lui, incredulo ma felice.
Giulia spalancò gli occhi. «Marco?!»
Per un attimo restarono lì, immobili, come se il tempo avesse deciso di fare una pausa solo per loro. Poi scoppiarono a ridere, entrambi.
«Ma… sei tu davvero!» disse Giulia, con una mano sulla bocca.
«Sono io!» rispose Marco, appoggiando il mocio e avvicinandosi. «Non ci posso credere. Da quanto tempo!»
Giulia si rese conto che stava sorridendo tantissimo, di quei sorrisi che non controlli.
«Ma che ci fai qui?»
«Aiuto mio zio con il battello. Oggi ho dato una mano giù… e a quanto pare il destino ha deciso di farmi un regalo», disse Marco, con una luce negli occhi.
Giulia sentì una piccola scossa nel petto. Non di ansia, no. Di gioia pura.
«Tu non sei cambiato…» disse lei.
Marco rise. «Tu invece sì. Ma in modo bellissimo.»
Giulia arrossì, ma non cercò di nasconderlo. Non aveva senso, con lui.
Si appoggiò allo stipite della porta e disse, quasi come se stesse parlando con la versione adolescente di se stessa:
«Ti ricordi quando a scuola mi prestavi sempre la penna? E io facevo finta di non averla dimenticata apposta.»
Marco alzò le sopracciglia e fece finta di pensarci. «Aspetta… quindi era una strategia?»
Giulia scoppiò a ridere. «Forse.»
«E io che mi sentivo un eroe», scherzò lui. «Comunque… mi ricordo anche che ridevi sempre quando cercavo di fare il simpatico.»
«Perché eri simpatico», disse lei, semplice semplice. Poi si fermò un secondo, e aggiunse con dolcezza: «E io… avevo una cotta enorme.»
Marco la guardò, sorpreso in modo tenero, come se quella frase gli avesse acceso una stanza dentro.
«Giulia…» disse piano. «Sai che io… ti cercavo sempre con lo sguardo, vero?»
Lei lo fissò, con gli occhi lucidi ma felici, come quando succede qualcosa di bello che non avevi osato sperare.
«Allora davvero…» sussurrò.
«Davvero», confermò Marco, sorridendo.
Giulia prese il telefono quasi d’istinto.
«Scambiamoci i numeri. Per favore. Non voglio che questa cosa resti solo un “che coincidenza”.»
Marco annuì subito. «Assolutamente sì.»
Mentre digitavano, Giulia notò una cosa: non era solo nostalgia. Era come se la stiva avesse custodito un piccolo miracolo, e adesso glielo stesse restituendo.
Prima di risalire, Marco disse: «Dopo il giro… se ti va, ci prendiamo un gelato. Così mi racconti tutto di questi anni. E io ti racconto i miei.»
Giulia sorrise. «Mi va moltissimo.»
Risalimò la scaletta quasi volando.
I suoi amici la guardarono arrivare con quell’espressione luminosa che non si finge.
«Ok, tu hai visto un delfino?» chiese Luca.
Giulia scosse la testa, ancora incredula.
«No», disse. «Molto meglio. Ragazzi… quello che ho trovato dentro la stiva cambia tutto.»
«Dentro la stiva?» ripeté Marta, curiosissima.
Giulia si sedette e, con un entusiasmo che le faceva brillare la voce, raccontò tutto: lo sguardo, il nome, la risata, i ricordi, i numeri scambiati.
«Aspetta… il TUO Marco? Quello di cui parlavi a scuola?» fece Marta.
Giulia annuì, felice come una bambina.
«Esatto. E ora… ci vediamo dopo.»
Luca appoggiò una mano sul cuore, teatrale. «Ok, questa è la gita più romantica della storia.»
Giulia guardò il mare, poi il profilo dei borghi in lontananza, e sentì che la giornata era diventata improvvisamente speciale.
Non per l’escursione.
Non per le foto.
Non per il panorama.
Ma per ciò che aveva “trovato” dentro la stiva: una persona.
E una possibilità nuova, bellissima, che non aveva smesso di aspettarla.
