JUICE dell’ESA: nuova fase verso le lune di Giove

di Paolo Clerico

pubblicità

Nel panorama delle missioni spaziali europee degli ultimi anni, JUICE occupa un posto di rilievo. L’acronimo sta per Jupiter Icy Moons Explorer, e rappresenta uno dei progetti scientifici più ambiziosi dell’Agenzia Spaziale Europea. L’obiettivo è studiare in dettaglio tre delle lune più enigmatiche del gigante gassoso: Europa, Ganimede e Callisto, mondi coperti da ghiaccio, sotto il quale si sospetta l’esistenza di oceani profondi. Dopo una fase iniziale costellata di preparativi, monitoraggi e correzioni di rotta, la missione è entrata in una nuova fase cruciale del suo viaggio interplanetario, avvicinandosi gradualmente al sistema gioviano.

Il lancio di JUICE è avvenuto con una precisione quasi coreografica. Da allora, lo sforzo è stato duplice: garantire il funzionamento impeccabile dei numerosi strumenti scientifici e pianificare una traiettoria complessa che sfrutta l’energia gravitazionale di diversi pianeti. Il veicolo non viaggia in linea retta; esegue una serie di flyby gravitazionali attorno alla Terra, alla Luna e a Venere, con lo scopo di guadagnare velocità senza consumare troppi propellenti. Ogni passaggio è calcolato con attenzione: la minima variazione può influenzare la rotta e il programma successivo.

Una volta raggiunto Giove, la sonda dedicherà anni all’esplorazione scientifica della sua atmosfera, della magnetosfera e dei tre satelliti selezionati. Queste lune hanno attirato l’interesse degli scienziati per la possibile presenza di acqua liquida al di sotto delle loro superfici ghiacciate. Nello spazio profondo, l’acqua diventa un elemento di grande interesse: laddove c’è acqua, potrebbero esserci condizioni favorevoli a fenomeni biologici. Anche se JUICE non è progettata per rilevare forme di vita, raccoglierà dati utili a comprendere l’ambiente che si cela sotto quelle lastre gelate.

Gli strumenti a bordo sono numerosi e sofisticati. Uno dei più importanti è un radar penetrante, progettato per attraversare gli strati di ghiaccio e individuare la profondità dell’eventuale oceano sotterraneo. Grazie a tecnologie basate su onde radio a bassa frequenza, il radar potrà mappare strutture geologiche interne e offrire agli scienziati un quadro mai visto prima. Accanto al radar, ci sono spettrometri per lo studio della composizione chimica, fotocamere ad alta risoluzione per immortalare la superficie con dettagli straordinari, e un magnetometro che misura variazioni nel campo magnetico locale.

You may also like